Rum

La storia del Rum è prima di tutto la storia dello zucchero. Il Rum arriva in scena qualche secolo più tardi.
Ma la cosa che amo dire è che la storia del Rum è la storia della migliore e peggiore natura umana. E della sua propensione all’esplorazione e all’avventura. Ma anche della innata brama di potere e denaro, della prevaricazione contro i più deboli e del picaresco raggiro delle regole che ancora oggi rimane attaccato a questo distillato. 800px-the_four_voyages_of_columbus_1492-1503_-_project_gutenberg_etext_18571.jpgDicevamo, Cristoforo Colombo e gli altri che lo seguirono vedono nel nuovo Eldorado terra di risorse e ricchezze, di oro e di terre. Proprio in queste terre il clima è perfetto per la coltivazione della canna, che non tarda a svilupparsi nell’isola di Hispaniola prima e in tutte le altre dopo.
Tutta la prima metà del ‘500 è a scapito degli Spagnoli: tra il 1508 e il 1511 Hispaniola, Jamaica, PortoRico sono conquistate trovando una obsoleta difesa da parte degli Arawacks, le tribù indigene. Queste vengono assoggettate e costrette in schiavitù, anche proprio nelle piantagioni di zucchero di canna. I conquistadores sono brutali e ben presto le popolazioni, causa sterminio e epidemie di nuove malattie europee. L’oro comincia già a scarseggiare e l’interesse e le truppe si spostano in continente, verso gli Aztechi. L’economia cominciava ad essere in crisi per l’annessione del più povero Portogallo.
Oltretutto c’è da dire che gli spagnoli fecero l’errore di istituire una tassa che impediva il commercio con gli altri paesi europei delle ricchezze d’oltreoceano.
A questo protezionismo l’Inghilterra non stava a guardare, i successi spagnoli facevano gola.
Sulla scia della sconfitta del 1588 della Invincible Armada in Europa ad opera proprio inglese, si cominciò ad annettere quelle piccole isole delle Antille, facili da conquistare e da proteggere sulle rotte commerciali dei galeoni spagnoli. Era il ‘600. Le battaglie navali avevano inizio. I pirati e i bucanieri, ex galeotti ed ex schiavi venivano assoldati dalla marina britannica in maniera massiccia per supportare i loro attacchi.
Fino a perderne il controllo creando una anarchia mercenaria che diede loro grande potere e ricchezze.
I Francesi arrivarono poco dopo, conquistando alcune isole e spartendo non senza sangue con gli inglesi le terre un tempo di dominio spagnolo. Gli Olandesi anche ma svilupparono una flotta ben superiore altre nel ‘600 ma al fine commerciale più che bellico.
300px-triangle_trade.pngSulle navi si trasportava di tutto: quello che vide il Seicento fu però l’esplosione di quel fenomeno definito il Triangolo del mercantilismo: un Triangolo commerciale brutale dove dall’Europa si navigava fino in centro Africa (in colonie portoghesi e olandesi) per comprare a prezzo ridicolo risorse umane, schiavi, da portare nelle piantagioni alle Antille dove, se arrivavano, venivano ridotti alle minime condizioni di vita e sfruttati fino alla morte. Da qui , lo zucchero e le ricchezze venivano caricate e portate in Europa e vendute in cambio di denaro, usato poi per comprare nuovi schiavi in Africa. Si calcola che nei tre secoli sono stai portati più di 10 milioni di neri ai Caraibi, che hanno di fatto popolato le Antille e che ora uniscono le due culture Africana e Caraibica nella cultura Creola. ‘700 Fino ad ora, è bene ripeterlo si è parlato di zucchero e mai di Rum. Ebbene, ecco il Rum: tra la fine del 600 e l’inizio del 700 si cominciano a trovare documentazioni che provino sperimentazioni di utilizzo del sottoprodotto della lavorazione dello zucchero, la melassa, in fermentazione e in distillazione.
Le tecniche e le tradizioni europee si uniscono alla convinzione che un ulteriore prodotto comportava un ulteriore fonte di guadagno. Il meccanismo era già avviato per lo zucchero, il passo fu breve, e l’esplosione del Rum fu immediata.
Inutile sottolinearne il successo, con tutto quel Rum su quelle navi piene di marinai alla deriva e di pirati !
Era molto diverso da come lo troviamo oggi: era “Hot and Hellish”, distillato con i peggiori alambicchi , ovviamente non invecchiato, probabilmente noi diremmo a gradazione piena. Non sarebbe male poterne assaggiare, ma l’esperienza dev’essere traumatica.
sl8.jpgD’altronde loro erano pirati, non stinchi di santo, e quello che dovevano affrontare quotidianamente erano settimane di navigazione e battaglie cruente in mezzo al mare. Inoltre in un galeone pieno di pirati ubriachi l’ambiente non era mai cameratesco, anzi anarchico. La marina Inglese stessa istituì nel 1740 una razione quotidiana di Rum per tutti i marinai, per “purificare” le stagnanti riserve di acqua dolce e per rendere le truppe altrettanto spavalde e impavide, o meglio inconsapevoli nell’affrontare le durissime condizioni. Sulle navi dell’Ammiraglio “Old Grog” Vernon c’era oltetutto la tradizione di aggiungere del limone al Rum e acqua, inventando la prima forma di bere miscelato (il Grog, appunto) e scongiurando il pericolo dello scorbuto.
rummeasure.jpgLa razione, il “Tot”, era, incredibile ma vero, di una pinta al giorno di terribile Rum, ma venne presto abbassata a mezza pinta, 2 gill, per poi diventare diluita in acqua, abbassandosi progressivamente nei secoli fino al 1970, quando venne abolita quella che era ormai rimasta come tradizione.
Il Rum era questo: merce di scambio e risorsa per gli stessi combattenti e per gli schiavi. Non era un distillato pregiato, ma anzi povero. Nell‘800 la situazione si tranquillizzò, le battaglie terminarono delineando uno scenario geo-politico che risulta molto simile a quello odierno. Il Rum crebbe ancora ma alla metà del secolo, in Europa e negli Stati Uniti, il suo maggior mercato, si diffusero correnti abolizionistiche della schiavitù e si affermarono le carte dei diritti umani. Duro colpo, ma non l’unico: Verso la fine del secolo si sviluppò l’utilizzo della barbabietola per la produzione dello zucchero e per gli Europei continuare i viaggi commerciali con i Caraibi divenne anti-economico. Questo tolse risorse economiche alle colonie (per questo da allora molto del panorama politico è rimasto uguale!) e il meccanismo si interruppe in breve tempo. All’inizio del ‘900 inoltre anche in America movimenti dei valori morali sfociarono nel Proibizionismo e un nuovo duro colpo alla diffusione del Rum. Finito questo il mercato conobbe bourbon e vodka, altrettanto adatti alla nuova dilagante moda dei cocktails e del bere miscelato e la tradizione del Rum si delineò come prodotto figlio delle esigenze del mercato americano, appunto da miscelazione , senza mai evolversi veramente come distillato da invecchiamento al rango degli Europei Cognac o Scotch Whisky. Ai giorni nostri, nel 2000, per finire la carrellata di secoli, tutte le ex-colonie producono Rum, molte ancora zucchero, in situazioni socio-politiche ed economiche non sempre facili. Rispetto allo sterminato numero di piccole distillerie anche di solo qualche decennio fa, ora prevalgono logiche di globalizzazione, dove i piccoli soccombono ai grandi produttori oppure una sorte di consorzi che comprendono i piccoli produttori facendoli interagire, integrando le qualità dei singoli. C’è inoltre una tendenza a sviluppare la qualità di prodotti di fascia alta e di premium brands che soddisfino il mercato di nicchia elevando la cultura del Rum.

Tratto da rumclub.org